Topic outline

  • CHE COS'E' LA PROTEZIONE CIVILE

  • LE STRUTTURE OPERATIVE

    In Italia la Protezione Civile è organizzata in “Servizio Nazionale”, un sistema complesso che comprende tutte le forze messe in campo dallo Stato.

    L’art. 13 del Decreto Legislativo n.1 del 2 gennaio 2018 individua come strutture operative del Servizio Nazionale: il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, quale componente fondamentale della protezione civile, le Forze Armate, le Forze di Polizia, gli enti e istituti di ricerca di rilievo nazionale con finalità di protezione civile, anche organizzati come centri di competenza, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e il Consiglio nazionale delle ricerche; le strutture del Servizio sanitario nazionale; il volontariato organizzato di protezione civile iscritto nell'elenco nazionale del volontariato di protezione civile, l'Associazione della Croce rossa italiana e il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico; il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente; le strutture preposte alla gestione dei servizi meteorologici a livello nazionale.

    Le strutture operative concorrono insieme al Dipartimento alle attività di monitoraggio, previsione e prevenzione delle ipotesi di rischio e agli interventi operativi, ciascuna con le sue specifiche competenze tecniche, i suoi mezzi e le sue professionalità. I servizi tecnici nazionali e i gruppi nazionali di ricerca scientifica partecipano soprattutto in materia di previsione e prevenzione.

    Per testare la validità e l’efficacia dei modelli di intervento, ricerca e soccorso in situazioni disagiate e la capacità di risposta del sistema nazionale di protezione civile, le strutture operative sono periodicamente impegnate in esercitazioni e simulazioni di calamità naturali, organizzate a livello locale, nazionale ed internazionale.



  • IL VOLONTARIATO

    Il volontariato di protezione civile è nato sotto la spinta delle grandi emergenze che hanno colpito l'Italia negli ultimi 60 anni: l'alluvione di Firenze del 1966 e i terremoti del Friuli e dell'Irpinia, sopra tutti. Una grande mobilitazione spontanea di cittadini rese chiaro che a mancare non era la solidarietà della gente, ma un sistema pubblico organizzato che sapesse impiegarla e valorizzarla. Il volontariato di protezione civile unisce, da allora, spinte di natura religiosa e laica e garantisce il diritto a essere soccorso con professionalità. 

    Oggi, rappresenta una risorsa straordinaria in termini di competenze e capacità operativa che conta oltre 5 mila organizzazioni in tutto il Paese.

    Per sostenere questa realtà, è stato costruito un dettagliato modello normativo, che prevede tutele giuridiche, percorsi formativi e finalizzati al miglioramento della capacità di intervento.

    Il decreto legislativo n. 1 del 2018, Codice della Protezioone Civile, include il volontariato organizzato di protezione civile iscritto nell'elenco nazionale del volontariato di protezione civile tra le strutture operative del Servizio nazionale. In particolare per verificare e testare i modelli organizzativi d'intervento in emergenza, il Dipartimento e le Regioni promuovono esercitazioni che simulano situazioni di rischio a cui le organizzazioni di volontariato partecipano. 

    Il volontariato di protezione civile si articola in organizzazioni nazionali e locali su tutto il territorio nazionale ed è rappresentato dal nuovo Comitato nazionale, previsto dall'art. 42 del Codice di protezione civile


  • ATTIVITA' DI PREVISIONE - PREVENZIONE - SOCCORSO - RIPRISTINO DELLE NORMALI CONDIZIONI DI VITA

    • PREVISIONE: La protezione civile nata per il soccorso in emergenza, ha sviluppato negli anni sistemi di previsione e prevenzione dei fenomeni per proteggere la vita dei cittadini e il patrimonio delle comunità. Grazie alla collaborazione con enti, istituti e gruppi di ricerca il Dipartimento della Protezione Civile ha promosso studi e ricerche per migliorare la conoscenza del territorio, valutare la portata dei fenomeni e sviluppare strategie innovative per il contenimento dei danni.                                                                                                                                               
    • PREVENZIONE: La conoscenza del territorio e delle soglie di pericolo per i vari rischi costituisce la base, oltre che per le attività di previsione, per definire gli stati di attivazione - attenzione, preallarme e allarme, per i rischi prevedibili, a cui corrispondono determinate procedure nella pianificazione di emergenza. È compito delle componenti di protezione civile, ai vari livelli, individuare gli interventi utili a ridurre entro soglie accettabili la probabilità che si verifichino eventi disastrosi, o almeno a limitare il possibile danno. Tra queste azioni è fondamentale l’informazione alla popolazione e l’indicazione dei comportamenti da adottare in relazione ai rischi di un determinato territorio. Come previsto dalla legge n. 265 del 1999 è competenza del Sindaco - quale prima autorità di protezione civile - informare la popolazione sulle situazioni di pericolo per calamità naturali.

    • SOCCORSO: Compito del Servizio nazionale della protezione civile è agire in modo da ridurre al minimo il tempo che intercorre tra una calamità e i primi soccorsi e interventi. A questo proposito è attiva nel Dipartimento della Protezione Civile una sala operativa di monitoraggio, denominata Sistema, in funzione 24 ore su 24, che ha il compito di raccogliere, verificare e diffondere le informazioni alle componenti e alle strutture operative, sia a livello centrale che locale.   Quando si verifica una calamità, Sistema raccoglie le informazioni sulla portata dell'evento e valuta se le risorse locali siano sufficienti a farvi fronte.

    • RIPRISTINO DELLE NORMALI CONDIZIONI DI VITA: Nella gestione delle emergenze di tipo C, il Dipartimento della Protezione Civile ha la funzione di coordinamento per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita. Con ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri, vengono individuate le iniziative, i fondi e i responsabili della gestione del post-emergenza, come Commissari delegati o Soggetti attuatori.  Il Dipartimento promuove queste iniziative in collaborazione con i Governi regionali e le altre amministrazioni competenti, e in linea con i programmi di tutela e risanamento del territorio. Le azioni variano in base al tipo di rischio e all’entità dell’evento e comprendono le diverse azioni necessari al ripristino delle normali condizioni di vita.

  • I RISCHI

    L’Italia è un Paese ad alto rischio. Terremoti, alluvioni, frane, eruzioni vulcaniche, incendi. Rischi naturali cui si sommano a quelli legati alle attività dell’uomo, che contribuiscono a rendere fragile il nostro territorio.
    Previsione e prevenzione dei rischi, soccorso delle popolazioni colpite, contrasto e superamento dell'emergenza e mitigazione del rischio sono le attività di protezione civile individuate dalla legge n. 225/92, istitutiva del Servizio Nazionale.
    Obiettivi principali di queste attività – che il Dipartimento indirizza, promuove e coordina in collaborazione con i governi regionali e le autonomie locali – sono la tutela delle persone e la salvaguardia del territorio.
    L’attività di previsione – svolta con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti – mira a valutare gli scenari di rischio e, quando possibile, a preannunciare, monitorare, sorvegliare e vigilare gli eventi e i livelli di rischio attesi.


  • TIPOLOGIE DELLE EMERGENZE

    Compito del Servizio nazionale della protezione civile è agire in modo da ridurre al minimo il tempo che intercorre tra una calamità e i primi soccorsi e interventi. A questo proposito è attiva nel Dipartimento della Protezione Civile una sala operativa di monitoraggio, denominata Sistema, in funzione 24 ore su 24, che ha il compito di raccogliere, verificare e diffondere le informazioni alle componenti e alle strutture operative, sia a livello centrale che locale.

    Quando si verifica una calamità, Sistema raccoglie le informazioni sulla portata dell'evento e valuta se le risorse locali siano sufficienti a farvi fronte.

    Eventi di protezione civile. Per identificare più facilmente quale componente della protezione civile deve mobilitarsi per prima, la legge 225 del 1992 all’art. 2 ha classificato gli eventi, secondo estensione e gravità, in tre tipi:

    • eventi A: eventi naturali, connessi con l’attività dell’uomo, su cui possono intervenire singoli enti e amministrazioni in via ordinaria.
    • eventi B: eventi naturali, connessi con l’attività dell’uomo, che comportano l’intervento coordinato di più enti e amministrazioni in via ordinaria.
    • eventi C: calamità naturali o connesse con l'attività dell'uomo che in ragione della loro intensità ed estensione devono, con immediatezza d'intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo.

  • I RISCHI E I 4 ELEMENTI

    Nella tradizione ellenica i quattro elementi fondamentali sono ARIA, ACQUA, TERRA e FUOCO.

    L'ellenismo, il periodo della storia greca dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla battaglia di Azio, con la quale Roma si assicurò il predominio sull’Egitto (31 a.C.). In esso la civiltà greca si diffuse sull’intera area del Vicino e del Medio Oriente, dalla Macedonia fino all’India, dal Mar Nero e dal Danubio alla Nubia

    Fuocoariaacquaterra: elementi naturali da cui trae origine ogni sostanza di cui è composta la materia. Su questa base è formulata la teoria dei quattro elementi naturali, introdotta a partire dal VI secolo a.C dal filosofo greco antico Anassimene di Mileto e successivamente dal filosofo siceliota Empedocle, assimilata anche dai filosofi greci Socrate ed Aristotele.

    Secondo questa teoria, ogni sostanza esistente, nel microcosmo e macrocosmo, è costituita da una composizione di quattro elementi naturali, fuoco, aria, acqua, terra.

    Il fuoco, elemento purificatore e vivificatore, racchiude in sé il principio della vita, che scaturisce dalla sua energia.

    L’aria, intangibile, è l’energia vitale che respiriamo, senza la quale non sarebbe possibile vivere; non può essere afferrata e rappresenta il respiro cosmico.

    L’acqua, fonte della vita, dalla sorgente diventa torrente, poi fiume fino a giungere nel mare, oltrepassando gli ostacoli che incontra nel suo cammino, arrivando fino ad addentrarsi nelle profondità della terra.

    La terra, solida e rigogliosa, simboleggia la materia primordiale, accoglie la vita e la nutre.

    I quattro elementi naturali sono intesi come stati di aggregazione della materia: fuoco, stato ardente; aria, stato gassoso; acqua, stato liquido; terra, stato solido. Essi hanno la caratteristica di essere in accordo oppure in opposizione tra di loro. Filistione, medico greco antico, suggerì che ad ogni elemento fosse attribuita una qualità: al fuoco è attribuito il caldo, all’aria il freddo, all’acqua l’umido e alla terra il secco, cosicché l’acqua risulta opposta al fuoco ma affine alla terra e l’umido opposto al secco ma affine al freddo. Dall’interazione di questi elementi, composti da particelle mescolate in proporzioni variabili, hanno origine tutti i fenomeni del cosmo: la nascita, la morte, la trasformazione. Le forze che permettono l’interazione degli elementi sono due: l’amore, forza attrattiva, e la discordia (o odio), forza repulsiva.

    Secondo Empedoclei 4 elementi naturali, ovvero le quattro radici (rhizai) che formano tutte le cose, sono governati dalla tensione fra l’amore e la discordia, i quali dominano a tempi alterni. Quando domina l’amore, tutti gli elementi sono fusi insieme in una sfera omogenea e priva di conflitti, lo Sfero. All’origine, nello Sfero, inizia una separazione degli elementi per azione della discordia, che porta alla distruzione della materia, al Caos. A questo punto, il ciclo delle due forze cosmiche, amore e discordia, continua grazie ad un nuovo intervento dell’amore, che riporta equilibrio e vita alla materia, per arrivare poi ad imporsi sulla discordia e ritornare nella condizione iniziale di Sfero. Da qui il ciclo ricomincia...

  • I COLORI DELL'ALLERTA

    Il Sistema di allertamento Nazionale è un servizio di previsione che, avvalendosi delle attività svolte dalla Rete dei Centri funzionali, fornisce livelli di allerta che si riferiscono sia alla probabilità di accadimento di determinati eventi meteorologici che dei loro possibili impatti sul territorio.

    Il sistema di allertamento ha la funzione di:

    • segnalare preventivamente la possibilità di verificarsi di eventi meteo potenzialmente pericolosi;
    • attivare presso i soggetti istituzionali e le altre strutture operative la verifica della capacità di intervento in caso di necessità;
    • mettere in atto alcune misure di protezione preventive nei casi in cui queste siano possibili, come previsto nei piani di protezione civile.

    Le tipologie di rischio, alle quali fa riferimento il sistema di allertamento meteo sono legate a: 

    • inondazioni (rischio idraulico),
    • frane e allagamenti causati dai corsi d’acqua minori (rischio idrogeologico),
    • temporali forti,
    • vento forte,
    • neve,
    • ghiaccio,
    • mareggiate.

    Il sistema si basa sulla diramazione di quattro livelli di allerta, comunicati in associazione a colori specifici in una scala cromatica, condivisa a livello nazionale ed europeo:

    • verde: non sono previsti fenomeni intensi e pericolosi
    • giallo: sono previsti fenomeni intensi, localmente pericolosi o pericolosi per lo svolgimento di attività particolari
    • arancio: sono previsti fenomeni più intensi del normale, pericolosi per cose e persone
    • rosso: sono previsti fenomeni estremi, molto pericolosi, per cose e persone


  • MAXI-EMERGENZA

    Non è purtroppo un’evenienza rara che un ospedale si trovi, a seguito di una maxi-emergenza, a dover improvvisamente soccorrere un gran numero di feriti, con conseguente inadeguatezza di servizi calibrati per lo svolgimento del normale carico di lavoro delle urgenze.
    Altrettanto frequente è la possibilità che la struttura ospedaliera subisca dei danneggiamenti a causa di eventi naturali e non (terremoti, incendi, ecc.) e che questo comporti ancora una volta la diminuzione della sua operatività, fino ad arrivare a casi estremi di evacuazione parziale o totale dei degenti
    Essendo l’ospedale l’ultimo anello della catena dei soccorsi sanitari, è necessario che la pianificazione ospedaliera dell’emergenza sia inserita nella cornice più ampia dei piani comunali e provinciali, al fine di consentire alla Centrale 118 di attivare in tempi rapidi i presidi ospedalieri idonei, evitando così gravi perdite di tempo e riducendo notevolmente il numero dei trasferimenti secondari dei pazienti.

  • PSICOLOGIA DELL'EMERGENZA

    La Psicologia dell'emergenza è il settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza/urgenza. Più in generale, è la disciplina che studia il comportamento individuale, gruppale e comunitario in situazioni di crisi.

    Nata a partire dai contributi della psicologia militare, della psichiatria d'urgenza e dalla Disaster Mental Health, si è progressivamente sviluppata come insieme di tecniche d'intervento e, soprattutto, di modelli di "inquadramento concettuale" degli eventi cognitivi, emotivi, relazionali e psicosociali tipici dell'emergenza

    Parte essenziale della professionalità dello psicologo dell'emergenza (oltre alle competenze di base di "soccorritore", a quelle specifiche di psicologo, ed a quelle specialistiche di gestione emotivo-relazionale delle situazioni di crisi), deve sempre essere l'approfondita conoscenza del sistema dei soccorsi, della sua organizzazione e dei diversi ruoli funzionali rivestiti dagli altri "attori" dello scenario emergenziale; la necessità di operare a stretto contatto con aspetti "pragmatici" ed organizzativi molto peculiari è infatti uno degli assetti fondamentali del lavoro psicologico in emergenza. Le dinamiche istituzionali che avvengono in situazioni di crisi sono specificatamente studiate dal settore della psicologia organizzativa dell'emergenza.

    Su un versante sociale, sono inoltre parte integrante della psicologia dell'emergenza le attività di studio della "percezione del rischio" (Risk Perception) e della "comunicazione del rischio" (Risk Communication), particolarmente utili per comprendere le rappresentazioni che la popolazione ha di certi tipi di rischi, e per impostare di conseguenza comunicazioni di emergenza più efficaci e mirate.

  • DPI (Dispositivi Protezione Individuali)

    DPI, ovvero Dispositivi di Protezione Individuale, sono attrezzature e strumentazioni che hanno l'obiettivo di ridurre al minimo i danni derivanti dai rischi per la salute e sicurezza sul lavoro.

    A seconda del grado di rischio dell'attività lavorativa è previsto l'utilizzo di dispositivi specifici, che in alcune circostanze possono essere anche obbligatori per legge.

    L’obbligo di uso dei DPI, infatti, riguarda tutti i casi in cui determinati fattori di rischio non possano essere evitati o ridotti da misure di prevenzione o mezzi di protezione collettiva. In questo articolo vedremo, nello specifico, cosa sono i Dispositivi di Protezione Individuale.

    DPI: cosa sono

    Il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08) stabilisce che i DPI in ambito lavorativo debbano rispettare le norme previste dal D.Lgs. 475/92: l'art.74 dà la seguente definizione di Dispositivi di Protezione Individuale:

    "Qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo".

    Tra i requisiti dei DPI è previsto che essi debbano:

    • essere adeguati ai rischi da prevenire (senza costituire un rischio maggiore);
    • essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo lavorativo;
    • tenere conto delle esigenze ergonomiche e di salute dei lavoratori;
    • essere compatibili tra loro, qualora i rischi siano molteplici e sia necessario l'utilizzo in contemporanea di più DPI; 
    • essere facili da indossare e da togliere in caso di emergenza.

    Prima di andare a vedere, nel dettaglio, quali sono i Dispositivi di Protezione Individuale, è bene evidenziare subito quali attrezzature e strumentazioni vanno escluse da tale definizione:

    • indumenti di lavoro ordinari e uniformi non destinate in modo specifico alla salute e sicurezza del lavoratore;
    • attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
    • attrezzature di protezione individuale di forze armate, forze di polizia e personale per il mantenimento dell'ordine pubblico;
    • attrezzature di protezione individuale dei mezzi di trasporto stradali;
    • materiali sportivi;
    • materiali per l'autodifesa o dissuasione;
    • apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.



  • MANUALE DA CAMPO

    Tendopoli

    La Regione Lombardia ha reso disponibile il “Manuale da Campo” della Protezione Civile.

    L’obiettivo del Manuale da Campo è:

    • fornire un agile supporto tecnico agli operatori durante un intervento emergenziale;
    • rappresentare uno strumento di base per approntare corsi di formazione mirati.

    Il manuale si articola in 159 pagine suddivise in 5 capitoli e allegati.
    La prima versione, che sarà successivamente oggetto di revisioni e aggiornamenti, è frutto di

    • raccolta ed analisi della documentazione esistente (normative, linee guida dipartimentali, manuali tecnici,…);
    • analisi dell’organizzazione e delle criticità riscontrate nel sistema di intervento della Protezione Civile Regione Lombardia in occasione dell’emergenza Abruzzo 2009, tramite la stesura, la realizzazione e la rielaborazione di interviste ad operatori attivati sul campo;
    • formulazione di nuove proposte metodologiche di azione;
    • strutturazione del lavoro attraverso:
    • o definizione ed integrazione dei contenuti principali sulla base dell’ordine cronologico di attivazione degli interventi;
    • o definizione, per ogni attività principale, di funzioni e sottofunzioni operative.

  • INDICAZIONI PER LA LETTURA DELLO SCENARIO

    (Ri)conoscere uno scenario a rischio: cosa fare, come agire

    Giunti in prossimità del luogo dell’evento è inoltre opportuno valutare la presenza di eventuali indicatori di rischio:
    • più persone a terra prive di coscienza;
    • odori insoliti;
    • fumi o vapori, magari radenti al suolo;
    • volatili o altri animali morti;
    • decolorazione della vegetazione;
    • liquido sull'asfalto;
    • incendio;

    Sicurezza: valutazione del rischio evolutivo e auto protezione:

    • fermarsi e posizionarsi con l’automezzo a bordo strada, in sicurezza;
    • spegnere il motore del veicolo;
    • indossare gli idonei DPI a disposizione (elmetto, guanti in nitrile e giubbetto ad alta visibilità, sopra alla prevista uniforme);
    • non fumare; non bere o mangiare (in caso di eventuale contaminazione);
    • tenere conto del rischio evolutivo (incendi, scoppio, ecc.);

    Scenario:
     tipologia di evento, danni, luogo, condizioni ambientali, ecc.:

    • la tipologia di evento (incidente, sversamento, dispersione, incendio, ecc.)
    • la vastità dell’evento e i danni cagionati (quanti e quali mezzi coinvolti, edifici, infrastrutture, ecc.)
    • le condizioni del luogo (strade e autostrade, spazi confinati, ecc.);
    • le condizioni meteoclimatiche (pioggia, neve, sole, ecc.);
    • le condizioni generali dello scenario (terreno accidentato, fango, detriti, rottami, ecc.);
    • le condizioni ambientali  (rumore, buio, ecc.);
    • tenere sempre considerazione del vento (potrebbe cambiare).

    Situazione:
     dinamica, causa, numero di vittime coinvolte:

    • il tipo di sinistro (frontale tra automezzi, tamponamento, ecc.)
    • la descrizione dell’evento (incidente, scoppio di un pneumatico, malore del conducente, ecc.);
    • Le persone presumibilmente coinvolte (valutando anche la possibilità di contaminazione delle stesse);
    • Gli eventuali PROBABILI deceduti (ai sensi del DPR 10 settembre 1990, n. 285).


  • ...LO POSSO FARE...

    LO POSSO FARE

    • COMUNE DI DESIO - Piano Comunale di Protezione Civile - LAYOUT ALLESTIMENTI DA CAMPO